Vibri ma non sai perché

Il mio primo viaggio in Etiopia

Poco prima di partire per il mio primo lavoro in Etiopia i miei colleghi di Ayzoh! mi avevano avvertito: “Attenta, è un Paese che ti fa innamorare, ma non saprai mai spiegarne bene il perché”. Era vero.

Gli animali che attraversano indisturbati la strada.
La corsa delle scimmie sui tetti.
Viaggiare nel sedile posteriore insieme a un pollo, per 400 km.
Dieci flessioni dopo aver subìto un gol dalla squadra avversaria.

Il sole che brucia sulla pelle, e la pioggia che ti bagna pochi minuti dopo.
Il ritmo travolgente della musica, della danza.
Le grida delle persone che raccolgono i rifiuti che ti svegliano alle sei di mattina.

Gli sguardi incuriositi delle persone che ti salutano per le strade e ti chiamano: “Ferenji! Ferenji!”. L’affetto inaspettato di due bambini appena conosciuti, che dopo mezz’ora già non ti lasciano andare più via.

L’invito a condividere il cibo che non puoi mai rifiutare.
Il profumo del caffè appena tostato.
La dolcezza del succo di mango appena preparato.
Le lacrime agli occhi causate da un peperoncino verde mangiato per sbaglio.

Le ore interminabili in mezzo al traffico.
Perdersi nell’immensa folla a Merkato.
I minibus stracolmi di gente.
I bajaj che sembra sempre stiano per cappottarsi, ma non lo fanno mai.

Come fotografa, preferisco parlare attraverso le immagini che attraverso le parole, ma la verità è che alcune sensazioni non si possono spiegare, né in un modo, né nell’altro. È la vita che ti assale attraverso suoni, sapori, colori ed emozioni. Vibri ma non sai perché.

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