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Fotografie
Claudio Maria Lerario, Giulia Zhang
Testi
Camillo Calamai, Claudio Maria Lerario, Giulia Zhang
Tipologia / Comunità
Afar Textiles ― un’azienda tessile di Addis Abeba ― prende il nome dell’omonima regione del Corno d’Africa dove le popolazioni nomadi sono riuscite ad adattarsi a una natura affascinante ma ostile. Il loro equipaggiamento ha fatto lo stesso diventando essenziale e resistente. Le borse artigianali AFAR si ispirano a loro e sono progettate per viaggiare leggeri e per resistere anche agli ambienti più aspri.

La produzione Afar è realmente sostenibile. E, cosa più importante, è una reale fonte di reddito per le piccole comunità coinvolte. Buona parte del cotone utilizzato per le borse AFAR proviene infatti da cooperative di piccoli agricoltori del Nord Est dell’Etiopia dove il cotone viene ancora coltivato utilizzando metodi tradizionali. Niente pesticidi, niente erbicidi, fertilizzanti o combustibili fossili.

La pelle utilizzata per i prodotti AFAR ― così come il corno usato per gli accessori ― proviene dallo Zebù, il progenitore di tutti i bovini che vive sugli altipiani etiopici dove viene allevato per aiutare gli agricoltori ad arare i campi.

Provenendo da animali adulti che vivono all’aperto, la pelle ha una densità di fibre e una resistenza eccezionale; ha anche un aspetto che fa vedere i segni lasciati da una lunga vita all’aperto e, ciò che veramente conta, è che è un sottoprodotto raccolto alla fine della vita dell’animale dal quale il contadino ricava un reddito aggiuntivo. Per la stampa dei tessuti vengono utilizzati soltanto colori a base d’acqua e il processo è realizzato a mano. È un metodo di lavoro affascinante e che ha bisogno di tempo ma che rende ogni prodotto unico e prezioso.

Buona parte dell’energia necessaria per produrre una borsa AFAR proviene dalle abili mani che trasformano pazientemente i tessuti, la pelle e tutti gli altri materiali in un prodotto finito. La cosa che è davvero unica è che non una sola goccia di combustibile fossile viene impiegata per le macchine. In Etiopia, infatti, l’elettricità proviene da dighe, da impianti eolici o solari e da stazioni geotermiche ma non da petrolio, carbone o altre fonti inquinanti o non rinnovabili. Ogni singolo KW è pulito.
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